Newsletter di Luglio 2019

DiVento Rosso: il nuovo vino solidale delle Donne della Vite

Nel 2019 le Donne della Vite tornano con un “nuovo vino” sostenibile e solidale per raccogliere fondi da destinare alla “Casa di Anita”, il progetto di Amani che in Kenya offre ospitalità alle bambine di strada. Il nostro primo vino, annata 2016, era un bianco: DiVento. Un nome che racconta la forza del divenire, della trasformazione, del cambiamento. Un cambiamento simbolicamente rappresentato e favorito dal vento che soffia verso un ambiente migliore e una società più equa. Questa volta proporremo un vino rosso, annata 2018. Si rinnova l’emozione, cambia il colore, ma restano la gara di solidarietà della rete di partner, che ci accompagnerà con vecchi e nuovi amici fornendoci prodotti e servizi, l’attenzione alla sostenibilità per la produzione e per i materiali e il fine della raccolta di fondi per le bambine della Casa di Anita in Kenya.

Prossimamente i dettagli sul vino, sulla sua presentazione in ottobre e sulle modalità di acquisto.

 

 

Architettura, paesaggio e arte contemporanea: le Donne della Vite a Villa Maser

Il valore del paesaggio viticolo nel suo significato ampio di conservazione dell’ecosistema naturale e sociale e quale elemento di valorizzazione delle produzioni vitivinicole è un tema caro alle Donne della Vite. Un tema centrale anche della mostra d’arte contemporanea CASA DI VITA/ARMONIA DEL TEMPO, allestita nella palladiana Villa Maser Patrimonio Unesco, nel territorio dell’Asolo Prosecco docg, che abbiamo deciso di sostenere. In particolare tra gli obiettivi della mostra (dal 15 giugno al 15 settembre a Maser-Treviso) gli organizzatori sottolineano “la valorizzazione della Villa e del suo legame con il territorio, l'attività agricola che rappresenta il ruolo di custode del paesaggio da oltre 500 anni,  il modellarne le linee con i vigneti, ormai diventate un’icona del dolce paesaggio veneto”.

Villa Maser ospiterà nei primi giorni di settembre un evento targato Donne della Vite (comunicheremo la data e i dettagli a breve). Alla visita guidata della mostra d’arte contemporanea allestita nel parco e all’interno di Villa Maser, e delle stanze private, aperte in via eccezionale per noi, seguirà una Conversazione sul valore del paesaggio, entità complessa che si compone non solo di elementi concreti, ma anche di cultura, storia, tradizione e uomini, tutti elementi che si fondono in un’azione e in un risultato finale molto composito. Dalla viticoltura all’architettura, passando per la psicanalisi, i relatori daranno la loro lettura di queste complesse interazioni, terminando con un aperitivo offerto da Vininventions, sponsor di Donne della Vite.

Il complesso di Villa di Maser (Villa Barbaro), che comprende anche il Tempietto Barbaro, è stato nel 1996 inserito dall’Unesco nella lista dei patrimoni dell’umanità. Questo capolavoro di Andrea Palladio (1508-80), le cui sale interne sono affrescate interamente da Paolo Veronese, si distingue per il suo sofisticato sistema idraulico che dal colle alle spalle della Villa porta l’acqua al ninfeo con la peschiera e poi agli ambienti di servizio e quindi ai giardini e  alle  vasche che li adornano.  Una sorta di “via d’acqua”  sottolineata dalla mostra  CASA DI VITA/ARMONIA DEL TEMPO con installazioni  galleggianti, 

WATER ART, nel ninfeo e nelle vasche nei giardini all’italiana. I venti artisti selezionati hanno creato le opere in situ ed ex novo con allestimenti studiati appositamente per il contesto che li accoglie: dodici esporranno nel parco e otto all’interno della villa, affrescata da Paolo Veronese. I vari materiali usati per le opere sono ispirati a tematiche ambientali. Ad esempio, il recupero degli alberi e dei rami abbattuti nel 2018 nella Foresta del Cansiglio dalla Tempesta Vaia o l’importanza della tutela delle api e dei loro alveari. Nello spazio interno il confronto con gli affreschi del Veronese creerà un rapporto tra l’arte contemporanea, spesso concettuale, e la pittura rinascimentale.

Il progetto della mostra CASA DI VITA /ARMONIA DEL TEMPO  è coordinato da Giovanna Poggi Marchesi con Vittorio Dalle Ore, proprietario della Villa, e con Simonetta Gorreri presidente di Artlife for the world, che si occupa di allestimenti di arte contemporanea in particolare di Water Art.

Info sulla Mostra CASA DI VITA/ARMONIE DEL TEMPO

La stabilità e la longevità dei vini nei progetti di ISVEA

Nel prossimo futuro di Isvea, il laboratorio toscano sempre più impegnato nella ricerca di servizi e soluzioni analitiche per il miglioramento della qualità dei vini e per la prevenzione dei problemi tecnologici, ci sono un progetto europeo Horizon2020 e tre progetti regionali, realizzati in collaborazione con le cantine della Toscana e dell’Umbria nell’ambito delle misure 16 di innovazone dei PSR delle due regioni.

Una tensione verso la ricerca e all’innovazione che avvicina ISVEA all’Associazione delle Donne della Vite della quale è sponsor ormai fino dai primi passi.

La gestione delle fasi post-imbottigliamento è senza dubbio una delle sfide più importanti per il mondo dell’enologia ed è quella che Isvea affronta nei progetti IOF Internet of Food, Vintegro, Wisheli e Oxyless, con la messa a punto di test e tecniche analitiche che aiutino a prevedere quale possa essere la vita di un vino in determinate condizioni, quale la sua stabilità in bottiglia o la sua suscettibilità all’ossigeno o alle variazioni di temperatura.

IOF Internet of Food è un progetto ambizioso e molto vasto che indaga le possibilità di applicazione dei sistemi digitali e dell’Intener of Things nei diversi settori dell’Agroalimentare. Isvea partecipa alla Use Case 3.2 sul controllo dei vini nel corso dei trasporti e sulla previsione delle loro modificazioni e alterazioni per effetto delle temperature estreme.

In collaborazione con Wenda e con Vinidea per la messa a punto della piattaforma web e della sensoristica per il monitoraggio in remoto delle bottiglie, Isvea sta sviluppando in questo progetto europeo un test per stimare la capacità dei vini di sopportare le alte temperature, aiutando così i produttori a definire in anticipo e in funzione del prodotto le condizioni di trasporto da osservare.

Parte del progetto è anche la messa a punto di un sistema di analisi dei vini in remoto, nella quale le aziende devono solo preoccuparsi di acquisire gli spettri FT IR con procedura semplificata, essendo la calibrazione e l’elaborazione dei dati affidata al laboratorio e al cloud.

L’identificazione dei marker in grado di caratterizzare i vini bianchi per la loro capacità di mantenere nel tempo le loro caratteristiche di qualità viene affrontata invece dal progetto Wisheli, che Isvea sta conducendo con le aziende umbre Falesco, capofila del progetto, Monrubio, Terre della Custodia e Castello delle Regine e con la collaborazione di Impresa Verde, Vinidea e dell’Università della Tuscia come partner scientifico.

“Per mettere a punto un test di tenuta all’invecchiamento sono state allestite delle prove di esposizione dei vini a diverse temperature e tempi in celle climatiche, seguendo contemporaneamente l’evoluzione naturale del vino a temperatura ambiente e di cantina e caratterizzando i prodotti oltre che con le tecniche più tradizionali per l’analisi della composizione del profilo polifenolico e aromatico, con l’uso del naso elettronico e con l’analisi NIR-AOTF.” ci spiega Stefano Ferrari “Contemporaneamente sono state realizzate delle prove di vinificazione di uve Trebbiano e Grechetto, introducendo all’interno dei protocolli alcune variabili di processo (macerazione prefermentativa a freddo o utilizzo di un formulato di chiarifica demetallizzante ad esempio) per valutarne l’influenza sulla conservabilità.”

Oxyless e Vintegro sono invece i progetti di Isvea finanziati dalla regione Toscana nell’ambito dei PSR Toscana 2014-2020 (Misura 16.2 e PEI AGRI Piani per il Partenariato Europeo).

“Il progetto Vintegro, al quale partecipano Antinori, Avignonesi e Col D’Orcia oltre a CAICT di Coldiretti, Vinidea e DAGRI dell’Università di Firenze come partner scientifico, intende affrontare l’aspetto dell’instabilità macromolecolare dei vini rossi toscani riconducibile a flavanoli, flavonoli, pigmenti, polisaccaridi e proteine, prevedendo la messa a punto e l’applicazione di uno o più test di tenuta. Obiettivo finale è quello di identificare le pratiche enologiche che più influiscono sulla stabilità o sull’instabilità dei vini allo scopo di avere prodotti naturalmente stabili limitando gli interventi all’indispensabile - con evidenti ricadute positive sulla loro qualità e sulla riduzione dell’impiego di ausiliari ed energia e della produzione di scarti.”

Oltre all’utilizzo delle metodiche analitiche di avanguardia disponibili presso ISVEA e DAGRI, saranno impiegate tecniche innovative per l’induzione e l’osservazione dei fenomeni di destabilizzazione - come i trattamenti di concentrazione per ultrafiltrazione, l’applicazione di cicli termici in cella climatica e le analisi di DLS (Dynamic Light Scattering) e del Potenziale Z.

Oxyless infine, ai blocchi di parenza proprio in questi mesi, in collaborazione con la Cantina dei Colli Fiorentini e con Vinidea, si propone di approfondire gli aspetti di ossidabilità del Sangiovese Toscano. “Il proposito in modo particolare” ci racconta ancora Stefano Ferrari “è quello di individuare un test predittivo che aiuti a valutare le pratiche viticole ed enologiche più adatte per utilizzare il Sangiovese nella produzione dei vini spumanti, e per farlo utilizzeremo tecniche analitiche tradizionali e innovative come ad esempio la voltametria ciclica”.

 

 

Uso del rame con le nuove limitazioni e razionale controllo integrato dei lepidotteri dannosi nel Focus Vite a Enovitis in campo

Le strategie innovative, efficaci e sostenibili nell’uso del rame e nel controllo di lepidotteri dannosi. Questi i temi al centro del convegno “Focus Vite: nuove tecniche di gestione sostenibile del vigneto”, curato dalle Donne della Vite e organizzato da Image Line nell’ambito della 14° edizione di Enovitis in Campo, la due giorni di prove di macchine in vigneto di Unione Italiana Vini, presso la Tenuta Trerose di Montepulciano (Siena).

“Sulla difesa si gioca molta parte della sostenibilità della gestione del vigneto, che pretende un aggiornamento continuo – ha sottolineato in apertura Valeria Fasoli, presidente delle Donne della Vite. Per questo abbiamo scelto due argomenti importanti e attuali e coinvolto per trattarli due bravi e attenti ricercatori, nonché nostri soci e sostenitori, Ilaria Pertot e Bruno Bagnoli, capaci di trasmettere le acquisizioni scientifiche agli operatori. Un passaggio questo che rappresenta una delle azioni dell’Associazione finalizzata alla diffusione di una viticoltura etica e sostenibile”.

È possibile difendere il vigneto con meno rame? Il Reg. 1981/2018 autorizza esclusivamente gli impieghi che comportano un'applicazione totale non superiore a 28 kg di rame per ettaro nell'arco di 7 anni, per una media di 4 kg/ha all’anno.

“Si tratta di una sfida da raccogliere – ha detto Ilaria Pertot, direttrice del Centro Agricoltura Alimenti Ambiente dell’Università di Trento-Fondazione Mach e professore ordinario di patologia vegetale – guardando a ciò che si potrà fare domani e dopodomani alla luce di prodotti nuovi come i fosfonati che danno un ampio spazio di manovra. Oggi lo standard dei formulati a base di rame è elevato e anche la loro efficacia è alta e comparabile. Ciò che conta è la concentrazione di ioni rame nella soluzione per unità di superficie fogliare. È possibile scendere anche a 300 g/ha (30-70 g/hL) in fasi di basso rischio e previsione di piogge limitate, ma bisogna essere bravi, e un aiuto viene anche dai modelli previsionali. Le alternative al rame disponibili, come gli induttori di resistenza, molecole di origine naturale e microorganismi, hanno per il momento limiti di efficacia, dilavamento e persistenza. Per il prossimo futuro ci sono nuovi prodotti in via di registrazione e si sta lavorando sulle strategie con ultra bassi dosaggi di rame accoppiate a modelli previsionali e migliori previsioni meteo locali, su metodi applicativi alternativi (es. soprachioma a bassa pressione) per prodotti biologici/sostanze di base a bassa persistenza. Nel lungo periodo potremo contare grazie al miglioramento genetico su varietà resistenti e su “molecole biotech” capaci di impedire e/o bloccare le infezioni”.

L’innovazione digitale e l’uso di software per monitorare costantemente il vigneto sono strumenti molto utili per fare una gestione sempre più smart.

“Analisi della chioma, distribuzione a rateo variabile dei mezzi tecnici e monitoraggio delle avversità sono alcuni esempi dell'impiego del digitale in viticoltura – ha affermato Cristiano Spadoni di Image Line partner di Donne della Vite. Oggi agronomi e produttori possono già gestire il vigneto in modo più sostenibile rispetto a ieri, grazie a piattaforme informatiche, come www.quadernodicampagna.it, che consentono di ottimizzare gli input e valorizzare la qualità delle uve, garantendo la tracciabilità di tutte le operazioni colturali necessarie per ottenere un prodotto sano e sicuro da conferire in cantina. I software non si sostituiscono al lavoro di consulenti o agricoltori, ma lo supportano, grazie all’aggiornamento costante delle banche dati che Image Line ha realizzato in 31 anni di attività nel campo dell’agricoltura digitale. QdC ® - Quaderno di Campagna® integra tutte queste banche dati e consente di effettuare in automatico oltre 50 controlli su dosi, spettri d’azione, disciplinari di produzione integrata, monitoraggi, a tutela della sostenibilità delle coltivazioni”.

Dal rame agli insetticidi o, meglio, a ciò che va fatto sempre prima di ricorrervi. “Le specie potenzialmente dannose sono alla fine relativamente poche – ha detto Bruno Bagnoli, del DIBAF, Università della Tuscia, in apertura della sua relazione: un ampio excursus sui principali lepidotteri associati alla vite in Italia con numerose e bellissime foto. Prima di tutto è da sempre necessario saper inquadrare i sintomi, determinare le specie, conoscerne la biologia e poi valutarne e prevederne la dinamica di popolazione per decidere oculatamente le misure di controllo integrato sulla base delle specifiche soglie di tolleranza e/o della conoscenza del territorio. In alcuni casi, in una logica di possibile intervento mirato e localizzato, non va esclusa neppure la raccolta manuale delle larve pesantemente dannose a gemme e germogli! Come pure è necessario saper ben utilizzare mezzi fitoiatrici e metodi quali il Bacillus thuringiensis e la confusione sessuale. La difesa del vigneto dagli insetti fitofagi dannosi, non solo dai lepidotteri, dovrà, come già accade per quella trentina essere gestita a livello comprensoriale e conseguentemente assumere la fisionomia di "Areawide Pest Management" per convergere e coniugarsi con la "viticoltura di precisione". Fondamentale è adeguare la formazione culturale degli operatori al progresso tecnologico. Diversamente è difficile progredire: la tecnologia è per l’uomo e non viceversa. Bisogna conoscerla per governarla. La parola "smart" è divenuta un logo accattivante per ogni cosa, ma per andare verso una viticoltura davvero più rispondente alle sue molteplici esigenze, occorre che ai concetti di scaltrezza, dinamismo, efficienza siano abbinati quelli di buon senso, riflessione, saggezza. Tutti elementi con cui gestire il vigneto, difesa compresa, e fare una viticoltura di precisione, sostenibile e di terroir”.

Per vedere foto e video, nonché scaricare le relazioni disponibili collegati alla pagina dedicata all’evento sul sito di Image Line

 
 
 
 

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